Qualche giorno fa ho avuto modo di leggere un comunicato stampa di Save the children.
Mi ha colpito uno dei titoli: “L’Italia: al primo posto per i bambini, ma gli indici per il benessere materno sono uguali a quelli di Botswana, Benin e Nepal.”
Penso non stupiscano in molti se si afferma che mediamente i bambini italiani hanno un buon grado di benessere.
Sempre di più si sente dire “pure troppo”: vengono super protetti e iper stimolati da genitori che si rendono conto che il mondo è più complesso rispetto ai tempi in cui loro erano piccoli, ma che allo stesso tempo per “semplificarsi” la vita arrivano ad assecondare quasi tutte le loro richieste anche quando si trovano a relazionarsi con dei ragazzi o addirittuta degli adulti. Oppure fanno di tutto affinchè il legame tra loro si perpetri immutato anzichè rendersi conto che il compito di un genitore è dare sostegno e delle buone basi ad un individuo in crescita, affinché riesca a trovare la SUA strada.
Però…il tasso di benessere delle madri italiane è molto al di sotto di quello dei loro figli. Questo “risultato” mi sembra interessante. Anche in questo caso non inaspettato.
Si potrebbe quasi trarre la conclusione che le mamme mettono i propri figli e le proprie famiglie al centro della loro vita dimenticandosi di se in quanto donna. Per molte l’obiettivo personale della vita è stato prima il matrimonio e poi la maternità. La realizzazione di se viene presa in considerazione quando ormai la famiglia ha meno necessità, oppure nei momenti di crisi.
E’ evidente che la situazione della donna in Italia migliora molto lentamente.
Imputare le “cause” alla società mi sembra semplicistico visto che la società siamo noi, i nostri genitori ed amici.
Tutte le donne stesse.
Un esempio banale che mi ha enormemente stupito: mi è stato raccontato di giovani coppie che nella scelta degli elettrodomestici ENTRAMBI non hanno considerato l’acquisto della lavastoviglie perché tanto ci avrebbe pensato la moglie. Si sente ancora dire che una volta trovato marito è meglio fare di tutto pur di tenerselo stretto ed assecondarlo…
Mi capita spesso di sentire che le donne non sanno fare gruppo perché sono molto competitive fra loro. Che gli uomini imparano a fare gruppo negli spogliatoi mentre le donne puntano a volere primeggiare e volere avere sempre ragione.
Forse sono stata molto fortunata, ma situazioni di difficoltà con altre donne non ne ho avute solo per il fatto di essere una donna, ma magari per un discorso caratteriale, o di gelosia. Chiamatelo pure opportunismo, ma collaborare paga molto di più ed è sempre stata, quando possibile, la mia strategia.
Tra le infinite possibilità, secondo me il primo passo è quello di diventare consapevoli che questa disparità di genere dipende anche da noi.
Cliccando qui l’estratto del comunicato stampa ed il file in allegato.